Dalle origini ai giorni nostri

 

 

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Giancarlo Sette e David Dall'Occo presso la cupola (Giugno 2007)

Nella seconda metà degli anni cinquanta Giancarlo Sette ed alcuni altri appassionati di astronomia si proposero di realizzare un osservatorio astronomico amatoriale. Dati i costi, all'epoca estremamente elevati, di uno strumento che potesse essere di qualche utilità, si orientarono verso l'auto-costruzione. Cercarono anche un luogo idoneo ad ospitare la specola e dopo lunghe ricerche ottennero dal Comune di Bologna la possibilità di utilizzare la terrazza superiore della palazzina Liberty dei Giardini Margherita che, a quei tempi, ospitava la biblioteca dei ragazzi.

In questo periodo ebbe inizio la collaborazione con Giorgio Sassi, appassionato di astronomia e fisica, con alle spalle sudi di ingegneria, che all'epoca gestiva, assieme al fratello, un negozio di tessuti sotto il portico del Pavaglione. Animati da grande determinazione ed entusiasmo e dotati delle necessarie competenze, iniziarono la costruzione dello strumento e della cupola riuscendo ad ottenere un risultato assolutamente straordinario.

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Il 22 cm dei Giardini Margherita in una foto d'epoca

 

Nei primi anni sessanta venne inaugurato l'osservatorio che conteneva un telescopio newtoniano di 22 cm su una montatura equatoriale alla tedesca dotata di inseguimento orario molto preciso, sulla stessa montatura era collocato un telescopio di guida, un riflettore da 15 cm a lunga focale, per consentire le riprese fotografiche. Va ricordato che all'epoca il cielo sopra i Giardini Margherita era abbastanza scuro e consentiva la ripresa anche di oggetti diffusi come le nebulose e le galassie. La cupola venne realizzata sostanzialmente con una struttura a tubi e tela molto semplice ma estremamente robusta, tanto che, pur con varie ristrutturazioni è, dopo mezzo secolo, ancora oggi efficiente.

Frattanto il gruppo si arricchiva di nuovi componenti, spinto dall'esempio di Sette e Sassi, si unì presto Stefano Orlandi che realizzò una seconda cupola, oggi non più esistente, contenente un newton da 25 cm su montatura equatoriale a forcella. Poi giunse Vignali che iniziò la costruzione di una terza cupola per ospitare un 30 cm, ma che, per motivi personali, non riuscì mai a completare il lavoro.

 

 
 

Poiché il fine ultimo del gruppo non era la costruzione di strumenti bensì quello di svolgere attività di ricerca, se pure amatoriale, in campo astronomico, si iniziò ben presto ad utilizzare il telescopio per fare astrofotografia. Si cominciarono a testare vari tipi di emulsione fotografica per trovare quelli più adatti.

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Una delle primissime immagini riprese al 22 cm dei Giardini Margherita. M31 e M32 in Andromeda. Posa di 30' su lastra Ferrania LS61 (28 novembre 1964)

All'epoca Sette gestiva un piccolo bar all'interno del cinema Capitol e lì era consuetudine ritrovarsi nel primo pomeriggio per prendere un caffè e discutere i vari problemi sul tappeto. Pressochè tutti i giorni passavano Sassi e altri del gruppo, ma spesso si incontravano anche personaggi noti dell'astrofilia bolognese e fra questi Umberto Dall'Olmo che in quegli anni si laureò in fisica.

L'attività dell'osservatorio, che nel frattempo era stato dotato di una camera oscura per lo sviluppo di lastre e pellicole, proseguiva con l'apprendimento e l'affinamento delle tecniche fotografiche che portarono, in seguito, a ragguardevoli risultati.

Mentre ai Giardini Margherita si continuavano a guidare manualmente pose di un'ora e più nelle fredde notti invernali, migliorando le tecniche astrofotografiche, un altro ambizioso progetto aveva preso il via: la costruzione dell'osservatorio di San Vittore. Per questa ragione le risorse umane e materiali vennero indirizzate sul nuovo obiettivo, e la specola dei Giardini, siamo alla fine degli anni sessanta, iniziò a perdere gradualmente di interesse. La struttura venne affidata al gruppo dei più giovani ma talvolta i giovani non sanno aprezzare ciò di cui dispongo, spesso si aspettano di ottenere risultati strabilianti senza fatica e talvolta, infine, sono incostanti. Sta di fatto che l'osservatorio attraversò un lungo periodo di utilizzo parziale e discontinuo fino ad arrivare, negli anni '80, ad un completo abbandono. A metà degli anni novanta, Giulio Pitteri e Andrea Sabbioni, volenterosi amatori, dispiaciuti che tale struttura andasse in rovina, decisero di procedere al restauro della specola. Riportata la cupola alla originaria funzionalità, il vecchio strumento, ormai completamente irrecuperabile, fu sostituito con un moderno telescopio Celestron CM 1100, grazie ad un finanziamento del Quartiere S. Stefano.

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L'attuale Celestron C11

Inizia quindi l’attività vera e propria del gruppo attuale, divisa in due settori: quello della ricerca e quello della divulgazione scientifica. La struttura vuole offrire a tutti gli interessati l’opportunità di poter usufruire di una strumentazione di qualità, non sempre disponibile ai singoli e di una competenza maturata in anni di attività nel settore.

 

 
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